MOLFETTA. Azzurro Donna: "Quale destino per il 'Percoso Donna' nell'ospedale di Molfetta?" PDF Stampa E-mail
Scritto da Elena Ginosa - presidente Azzurro Donna   
Martedì 19 Giugno 2012

ospedale molfetta 2011Molfetta - Il 5 giugno scorso il governo Vendola ha cancellato con un colpo di spugna il reparto di Nefrologia dell’ospedale di Molfetta, cancellando un patrimonio di professionalità e competenze mediche diventate nel tempo punto di riferimento per oltre duecento dializzati e nefropatici di tutto il nord barese.

Purtroppo, nella riunione della giunta regionale che ha deliberato la soppressione di Nefrologia spiccava la presenza e la firma dell’assessore regionale molfettese Guglielmo Minervini.

Ci è terribilmente difficile comprendere come abbia potuto l’assessore Minervini lasciare che la sua città e centinaia di pazienti subissero il taglio di un servizio fondamentale, considerato che per le loro cure i dializzati saranno costretti a recarsi più volte a settimana in altre strutture ospedaliere a Bari, Andria o addirittura a Altamura. Facciamo appello, dunque, allo stesso assessore Minervini affinché riveda le sue decisioni inopportune.

Ma c’è un’altra conseguenza causata dal piano di riordino ospedaliero, un aspetto del quale poco si sta parlando e ancora nulla è dato sapere. All’assessore regionale Guglielmo Minervini che tra le altre cose ha acconsentito alla disattivazione del servizio di Oncologia, chiediamo chiarimenti sul futuro del “Percorso Donna” offerto finora dal presidio cittadino. Che fine farà questo servizio medico–chirurgico dedicato alle donne, per la diagnostica, cura, riabilitazione delle patologie della mammella, dei tumori della sfera genitale femminile e delle neoplasie che più frequentemente colpiscono le donne? Sarà ancora possibile ottenere visite specialistiche senologiche, ginecologiche, chirurgiche e consulenze psicologiche; mammografia ed ecografia della mammella?

Il movimento Azzurro Donna esprime apprezzamento per la decisione dell’amministrazione e del consiglio comunale di chiedere ufficialmente alla Regione di lasciare inalterati tutti i reparti e i servizi operativi prima della fase due del piano di riordino.

 

 



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