MOLFETTA. Pesca di frodo: un molfettese denunciato PDF Stampa E-mail
Scritto da Isabella de Pinto   
Giovedì 14 Giugno 2012

pesca frodo 2012Molfetta - La pesca illegale, oltre a rappresentare una grave forma di concorrenza sleale e a provocare una distorsione del mercato a favore di operatori senza scrupoli, comporta un elevato costo ecologico aggravando infatti la situazione del 75% degli stock ittici mondiali già sfruttati al massimo o sovrasfruttati dalle attività di pesca legali, impedendone così qualsiasi prospettiva di recupero e vanificando le misure di conservazione degli habitat marini adottate dagli organismi regionali.

Nell’ambito dell’attività in materia di tutela del patrimonio ittico ed ambientale ed a tutela dell’ambiente, i militari del ROAN della Guardia di Finanza di Bari al comando del Col. Amedeo Antonucci, in collaborazione con i volontari della LAC Puglia, nello scorso fine settimana hanno denunciato un molfettese intento alla pesca del dattero di mare. L’uomo è stato fermato in zona portuale mentre sbarcava l’illecito pescato prossimo alla vendita e consistente in 7 kg di datteri. Scattata la denuncia a piede libero oltre al sequestro delle attrezzature utilizzate per la raccolta del dattero. L’operazione di polizia ittica è partita alle prime ore di domenica ed ha visto l’impiego di due auto civetta e di 10 uomini tra militari della G.d.F. e volontari della LAC. Al termine dell’operazione sono stati sequestrati anche 10 kg di taratufi, la cui vendita è vietata dal dicembre 2004, circa 300 ricci di mare per fermo biologico, ed oltre 30 kg tra ostriche, mussoli, canestrelle e noci bianche, tutti prodotti sprovvisti di tracciabilità. Denunciati all’Autorità Giudiziaria di Trani anche il proprietario di una pescheria ed un venditore ambulante tutti di Molfetta.

Per Pasquale Salvemini, delegato regionale della LAC Puglia, «la pesca del dattero di mare in questi ultimi anni è in forte ripresa su tutta la costa barese. Diventa indispensabile promuovere azioni di tutela aumentando la repressione non solo verso coloro che senza scrupoli continuano a devastare i fondali marini ma anche verso i consumatori finali. Si ricorda inoltre, che il dattero di mare è stato inserito tra le specie tutelate dalla convenzione internazionale CITES».


 



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